Ciao sono Ilenia e ho perso dei “pezzetti di vita”
Mi chiamo Ilenia e da poco tempo seguo la vostra pagina su Instagram. Il nome ”Peso Positivo” mi ha incuriosita subito, mi sono sentita, in qualche modo, ”chiamata” a seguirvi.
Poco fa ho letto che state raccogliendo delle testimonianze, e così eccomi qui a scrivervi questa e-mail. Ne approfitto per ripercorrere anche io un pezzettino della mia esperienza, un pezzetto che non ho mai raccontato davvero ad alta voce. E nemmeno scritto.
La mia attenzione al peso inizia davvero dopo i vent’anni. Non ricordo con esattezza da dove sia partito tutto, ma so che, a un certo punto, ho sentito il desiderio, finalmente, di perdere peso, una volta per tutte.
Non mi sono mai sentita in sintonia con il mio corpo, non mi sono mai sentita, davvero, dentro il mio corpo.
Mi sono iscritta due o tre volte in palestra, e l’ultima volta ho capito che la perdita di peso non arrivava tanto dal tapis roulant quanto da una “scoperta” che mi sembrò la svolta: avevo notato che mangiando soprattutto proteine dimagrivo velocemente. E una volta capito questo, era fatta. Avevo trovato il metodo. Da 58 chili sono arrivata a pesarne 42 circa, il peso di un’adolescente. E ne andavo fiera. Ero finalmente magra. Non scheletrica, come pensavano e mi dicevo alcune persone quando mi vedevano. Io mi sentivo semplicemente magra, e questo bastava a convincermi che stavo bene.
Facciamo però un piccolissimo passo indietro…
La voglia di dimagrire nasceva anche da un confronto costante con gli altri. Mi sentivo sempre quella con più difetti fisici. Non contava davvero chi io fossi, ma solo il mio aspetto: la pelle, il corpo, il viso, parti di me alle quali non volevo affatto bene. E questa convinzione ha finito per compromettere anche il mio rapporto con il ”mondo”. Non uscivo se i vestiti non mi calzavano come avrei voluto, evitavo le persone se non mi sentivo carina. Quando sapevo di un’uscita insieme ad altri, rimuginavo per giorni: cosa indossare? Come portare i capelli? Come sentirmi a mio agio? E spesso, mooolto spesso, mi autosabotavo e disdicevo tutto all’ultimo minuto. E così ho perso dei “pezzetti di vita”.
Sto scrivendo al passato, ma la verità è che la ferita non è guarita. Però vuole farlo.
Qualcosa, ma non tutto, è cambiato quando mi sono innamorata di una persona che mi ha guardata davvero, quando ho iniziato a fare ciò che mi piace. Quando ho iniziato a essere me stessa. Non che prima non lo fossi, ma ero più concentrata a diventare qualcosa che non ero, perché gli altri, anche chi mi era più vicino, come la mia famiglia, non avevano davvero capito chi fossi e mi consigliavano ciò che, secondo loro, era giusto per me. Ma io volevo solo essere capita. E amata. Da loro.
Cosa è cambiato nel tempo? Vorrei potervi dire ”tutto, per fortuna”, ma la verità è che non sono ancora brava a stare nel mio corpo.
Uso sempre, direi troppo, la mia testolina, e spesso corpo e mente non collaborano. Ma, a differenza del passato, so che esiste un germoglio. Il germoglio di una me che vuole bene al proprio corpo. E quando non saprò come annaffiarlo, allora ne parlerò, e chiederò un consiglio. Perché vorrei tantissimo riuscire a cantare a me stessa che questo mio corpicino ha tutto ciò che serve: per fare bene, per sbagliare, per amare e per sentirmi amata. E un po’, anche grazie al fatto che vi sto scrivendo, oggi quel germoglio ha sorriso. E vi ringrazio
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