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Ciao sono Nancy e non ho smesso di guardare anche se avevo paura.

Ho visto mia sorella fragile come carta velina.
Mi dispiace di non averla capita, non aver visto che dietro a tutto ciò c’era un enorme vuoto.

Disturbi alimentari… ma cosa davvero?

Sempre più spesso se ne sente parlare in TV, si vedono post sui social, strutture che addirittura curano questo… ma per tanto tempo per me erano solo parole. Per molti anni mi sono sentita dire che mia sorella aveva un disturbo al comportamento alimentare, ma io ingenuamente pensavo semplicemente che non volesse più affrontare certi cibi oppure che fosse proprio il suo corpo a non accettarli, portandole dei disturbi.

Arriva poi il giorno in cui si è toccato il fondo e mia sorella arriva ad avere un corpo fragile come “carta velina” e in quel momento mi rendo conto che questo disturbo la stava consumando e che c’era qualcosa di più forte che la stava distruggendo da dentro. Ed è così che dopo anni di silenzio mi sono trovata con lei di fronte ad un primario che in una prima visita, ci dice in maniera chiara e brutale di essere al limite dei parametri di BMI e che si tratta di anoressia nervosa. Queste parole mi risuonavano in testa ed è stata purtroppo la peggiore notizia potesse arrivarmi perché raggiungo consapevolezza che dietro a quel disturbo in realtà c’è una maledettissima malattia che l’aveva travolta. Non c’era più tempo da perdere: dovevo salvarla.

I miei genitori facevano fatica ad accettare l’idea di un ricovero, ma io sapevo che ogni giorno in più in quello stato poteva essere fatale. Con tutte le mie forze li ho convinti e dopo pochi giorni mia sorella è stata ricoverata. Ho pensato: “È salva.” Perché, se quel giorno il medico non avesse pronunciato le parole “anoressia” e “malattia”, nonostante la situazione fosse critica, fisicamente e mentalmente, probabilmente sarei ancora qui a pensare che mia sorella avrebbe un semplice disturbo indefinito, sottovalutando la gravità della situazione.

Oggi, dopo cinque anni di ignoranza, più di due da quel primo ricovero e alla conclusione di un secondo ricovero con un’opportunità stra-ordinaria, che ha portato alla svolta della sua vita, mi voglio scusare con lei. Mi dispiace di non averla capita, non aver visto che dietro a tutto ciò c’era  un enorme vuoto, un dolore profondo, una mancanza di felicità e affetto che veniva riempita da un mostro silenzioso.

Mi chiedo ogni giorno come ho potuto essere così superficiale. Mi chiedo perché nessuno mi abbia mai spiegato davvero la gravità di ciò che stava accadendo. Forse non volevo vedere, forse era più facile non avere consapevolezza.

Ma so una cosa: se quel giorno non avessi fissato quell’incontro in quella clinica, se non avessimo incontrato quel medico che ci ha salvato la vita, oggi tutto sarebbe potuto essere diverso. Perché l’amore per una sorella è qualcosa di indescrivibile, soprattutto quando sai che è la tua ragione di vita.

Nancy

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