Ciao sono Nicoletta, e per tanto tempo ho dimenticato cosa volesse dire essere felice.
A lungo non sono riuscita a considerarmi malata, non accettavo la parola anoressia, oggi ho imparato ad accettare quello che ho vissuto senza giudicarmi, ma volendomi bene.
Ho incontrato l’anoressia all’età di 14 anni, mi ero sempre sentita a disagio nel mio corpo, ero sempre stata la bambina un po’ cicciotella, impacciata, studiosa e mio malgrado con un nome che faceva rima con “forchetta, cotoletta, polpetta”. Facevo fatica a conoscere il mio corpo, avevo sempre l’esigenza di paragonarmi agli altri, perché io non mi sentivo mai abbastanza, mai abbastanza carina, mai abbastanza degna d’amore.
Ho sempre avuto un forte senso del dovere, una tendenza al perfezionismo e al controllo e ciò che non riuscivo a controllare mi tormentava. Ho iniziato con una dieta, quando mia sorella è partita per l’università, lei era il mio pilastro e così nel tentativo di rimanere forte, ho cercato di controllare qualcosa che per me, a quel tempo, poteva essere facile da gestire. La mia alimentazione, contare le calorie, resistere alla fame, avere il controllo totale del mio corpo mi faceva sentire in grado di controllare il resto, le mie emozioni, il mio dolore, la mia scarsa autostima. Solo che non ero io a controllare, era l’anoressia che pian piano mi stava divorando, portandosi via pezzi di me.
Il cibo è diventato ben presto un incubo, ad ogni pasto l’angoscia mi assaliva, ho iniziato ad odiare il mio corpo, ad avere l’ossessione di bruciare ogni caloria che ingerivo, ad evitare di mangiare con gli altri, controllare il mio peso sulla bilancia. Non conoscere quel numero mi faceva stare male, ricordo ancora la mia disperazione quando in gita scolastica ero costretta a mangiare senza potermi pesare. Sono diventata una bugiarda, controllata dalla mia malattia, sono diventata incapace di ridere, di gioire, sovrastata dalla sola esigenza di non rimettere peso.
Il mio corpo ha iniziato a reagire in modalità che avrei poi scoperto tramite i dottori essere il tentativo del mio corpo di rimanere in vita.
Ricordo tutti quelli incontri con medici, dietologi, endocrinologi, psicologi, ricordo il terrore che avevo di guarire, avevo paura di ritornare come prima, non riuscivo a fidarmi. Ricordo i centri per i DNA, la pesata ogni settimana per controllare che non stessi perdendo altro peso, ricordo il momento in cui mi fu detto che ero a rischio ricovero. Ricordo il tentativo dei medici, di farmi capire le conseguenze che avrebbe pagato il mio corpo a lungo andare nel tempo.
Ma io non avevo paura di morire, avevo paura di mettere peso, avevo paura del numeretto che saliva, ero terrorizzata dal cibo, dal mio stesso corpo, verso cui provavo disprezzo.
Ricordo anche la solitudine di quei tempi, gli amici che sono scomparsi dalla mia vita per non rientrarci più, i giudizi crudi delle persone. Ricordo il dolore che ho provato come fosse ieri, la solitudine, il senso dell’abbandono, la tristezza che riempiva le mie giornate. Alcuni giorni facevo fatica ad alzarmi dal letto e vivere, avevo toccato il fondo e perso la mia vita.
Ricordo di aver iniziato ad accettare di riprendere peso quando mi sono accorta che facevo fatica a studiare, mi era difficile restare concentrata, memorizzare, e per me lo studio, l’università era tutto nella vita.
Il recupero è stato un percorso fatto di alti e bassi, riprese a cui si susseguivano delle cadute rovinose, è stato difficile ma pian piano ho iniziato a rivedere la luce.
A lungo non sono riuscita a considerarmi malata, non accettavo la parola anoressia, oggi ho imparato ad accettare quello che ho vissuto senza giudicarmi, ma volendomi bene. Ho imparato a capirmi, c’erano tante storie come le mie, tante altre persone che condividevano il mio stesso dolore.
L’anoressia mi ha portato via 4 anni di vita, anni che non torneranno più, mi ha portato via la spensieratezza di quegli anni, tutte le esperienze che avrei potuto fare e non ho fatto.
Ma oggi ho riscoperto quanto sia bello vivere, quanto sia bello sentire il sole sulla propria pelle, godersi ogni singolo giorno, senza quella maledetta voce nella testa che ti urla che non sei abbastanza. Ho reimparato ad amare il mio corpo, le mie gambe che mi permettono di andare in giro, viaggiare, incontrare persone, scoprire il mondo. Sono tornata ad amare le uscite con gli amici, gli aperitivi, le cene fuori, senza dover più rinunciare a niente.
Ho scoperto che mi amo, con tutte le mie fragilità e debolezze, con il mio sentire tutto troppo sempre. Perché la vita è bellissima e non dobbiamo rinunciare neanche ad un secondo.
Ho conosciuto tante persone che mi hanno amato per come sono, che mi hanno insegnato a vedere la bellezza in me, che sono rimasti sia nei momenti felici che in quelli tristi, che hanno pianto con me e riso.
Forse senza quei 4 anni non avrei mai capito davvero, quanto sia bello tutto questo, quanto sia importante godersi ogni attimo, essere gentili e amare incondizionatamente.
Forse oggi non sarei qui, così come sono. E se la mia storia può aiutare anche solo una persona, se io sarò in grado di far vedere questa bellezza anche ad una sola persona, allora potrò dire che tutto ha avuto senso.
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